Puntare sui millennial cinesi

Manfredi Minutelli

“La propensione al consumo della classe media cinese è in aumento: il consumatore, grazie a internet, cerca sempre più prodotti, soprattutto Made in Italy, e in particolare food, fashion, cosmetica. E vino: i dati delle dogane cinesi mostrano che circa 638 milioni di litri, per un valore di 2,4 miliardi di dollari, sono stati importati nel 2016 (+15% in volume +16% in valore). Secondo le previsioni, la Cina crescerà mediamente del 7% all’anno e raggiungerà un valore di 21 miliardi di dollari entro il 2020, superando il Regno Unito come secondo consumatore più grande al mondo. Oltre ai numeri, è importante considerare il profilo e le priorità dei consumatori cinesi, diversi da quelli a cui siamo abituati in Italia: meno interessati alla diversità, non ancora in grado di riconoscere tutte le differenze tra un vino e l’altro ma molto attenti a elementi come il packaging. Soprattutto, bisogna puntare su Millennial e generazione Z, stabilendo una relazione duratura con i più giovani. Hanno venticinque - trent’anni al massimo, effettuano acquisti principalmente da smartphone; viaggiano, si informano e trovano molto occidentale consumare caffè, vino, soprattutto rosso (ma il rosé è in espansione). È a queste figure che devono guardare le aziende intenzionate a investire nel mercato cinese. La piattaforma B2C Tmall di Alibaba offre grandi opportunità alle imprese italiane produttrici di vino che si affacciano al mercato cinese e necessitano di un supporto integrato su operazioni e marketing. Bisogna però investire in prospettiva: le aziende devono essere consapevoli di affrontare il canale digitale in maniera strutturata, con risorse adeguate e un piano di medio-lungo termine, che includa uno studio preliminare del mercato e delle tendenze di acquisto locali. Se si guarda alla quota di mercato italiana, siamo sette volte dietro la Francia e due rispetto alla Spagna. Il consumatore medio, infatti, concepisce il vino come rosso e francese, per cui è più propenso a provare vino non francese di altre categorie, come bianchi e bollicine, ma sempre in armonia con i sapori variegati della cucina cinese. Sicuramente l’Italia, al contrario della Francia che può solo puntare a difendere la sua quota di mercato, ha maggiori potenzialità di crescita, magari anche spostandosi su tipologie meno diffuse sul mercato cinese, ma serve una strategia precisa che punti sui prodotti giusti e soprattutto un impegno ad approfondire la conoscenza del contesto locale e comprenderne le esigenze”.

Manfredi Minutelli
Senior Business Development Manager responsabile del settore food&wine di Alibaba Italia

Commento a Editoriale VVQ 2/2018, Marzo

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